martedì, 16 giugno 2009
Apro le dita che tenevo strette a trattenere immagini e anni e pensieri cui non ero pronta a rinunciare.
 
Apro le dita e seguo il loro segno su di te, carezze e pugni chiusi, linee dritte e spezzate, la vita, il destino, l’amore.
 
Apro le dita e ti guardo perdere forma, mentre il soffio del vento ha ragione della mia mano stretta e del sudore.
 
Apro le dita e ti lascio scivolare come sabbia, te che ho cercato come roccia su cui appoggiarmi quando il mare infuriava.
 
Apro le dita e ti guardo allontanarti, un mulinello di sogni e pensieri che si rincorrono l’un l’altro.
 
Apro le dita e goccioli via, acqua salata di lacrime e rabbia.
 
Apro le dita...
e il cuore dà ancora un saluto.
 
 
(Questa settimana -12/19 giugno -  il buon Rob suggerisce ai cancerini una pulizia karmica:
 
Cancro (21 giugno - 22 luglio)
In onore della fase di pulizia karmica del tuo ciclo astrale, ti invito a fare un esercizio: immagina un pozzo nel bel mezzo del deserto che contiene tutto quello che hai consumato, rovinato o che ti sta troppo stretto. Ci sono i tuoi vecchi mobili, i tuoi vestiti preferiti di una volta, i vecchi cd e le scatole vuote dei cereali che ti piacciono. Quest’ammasso di rifiuti, però, contiene qualcosa di più interessante: le foto che ti ricordano i sogni a cui hai rinunciato, i souvenir di rapporti andati male, i simboli di credenze svanite e le idee di te stesso a cui un tempo ti ispiravi. Nel pozzo ci sono le cose che per te sono morte. Sei riuscito a evocare questa visione? Adesso immagina di cospargere di benzina quel cumulo di roba e di dargli fuoco. Poi, guardalo bruciare.
Non so voi, ma io non amo troppo il fuoco. Se dovessi davvero liberarmi di qualcosa – qualcosa di più personale che vecchi libri o cd, che peraltro tendo a conservare – penso che lo farei così)
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venerdì, 29 maggio 2009
Giorni fa  Varasca postava - tra le altre cose -  di un paio di scarpette rosse trovate per strada.
A me le scarpette rosse fanno sempre venire in mente il mago di Oz, e da queste ai mattoni gialli il passo è breve (anche perché la casa di Dorothy cadde sopra a entrambi, se non ricordo male).
E se seguiamo anche noi la strada di mattoni gialli, dove ci porterà?
Ma alla città di smeraldo, direte voi, e al mago di Oz.
Che come mago, in effetti, non era poi un granché...

No, la meta in questo viaggio non è importante come sembra.
La cosa più importante è che, lungo la strada, lo spaventapasseri trova il suo cervello, l'uomo di latta il cuore e il leone il suo coraggio.
Peccato che non lo sappiano ancora, e che occorra la "magia" del Grande Ciarlatano perché se ne rendano conto.

Forse è perché è più facile credere a un intervento esterno che sistemi le cose che avere fiducia in se stessi, chissà.

Forse è perché è più facile scoprire le cose attraverso gli altri che guardandoci dentro.

O forse solo perché, come diceva Gaber, "la strada è l'unica salvezza" e solo metterci in cammino ci permette di crescere.

Qualunque cosa sia... buona strada anche a voi.

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mercoledì, 22 aprile 2009
Guardando il calendario, mi accorgo che non aggiorno questo blog da più di un mese.
Mi fa uno strano effetto, questo mese di silenzio.
Perché in effetti non è vuoto, ma pieno.
Di altre cose, magari, da non scrivere qui.
Di libri, di nuove avventure (niente di che, mi sto esercitando con l’inglese e divertendo con le traduzioni), di vecchi silenzi e qualche problema ricorrente (Ares, per dirne uno, che ha “deciso” di farsi trapuntare anche l’orecchio destro. Ma sta bene).
Ma le parole, quelle scivolano via, come acqua tra le dita.
Un silenzio è un mondo.
Un mondo c’è, esiste, vive.
Magari non qui, ma c’è.
 
E poi leggevo il buon Rob, che suggerisce invece di mischiarsi alla gente, di lasciare da parte per un po’ il silenzio interiore:
 
 
Cancro - Oroscopo InternazionaleCancro (21 giugno - 22 luglio)
Nelle prossime settimane mi piacerebbe che ti divertissi di più e in modo più intelligente del solito. Dal mio punto di vista astrologico, ti sarà più facile ottenere il massimo dalla vita se ti libererai di alcune inibizioni e coltiverai il piacere di stare insieme agli altri senza condizioni. Credimi, so quanto sono importanti per te le barriere che ti permettono di non farti influenzare dagli altri e di rimanere in stretto contatto con il tuo intuito. Ma nel prossimo futuro, se ti abbandonerai all'intelligenza della folla potrai provare gioie inaspettate.
 
 
Mi chiedo cosa sia, l’intelligenza della folla, e se davvero i miei aculei smetteranno di farmi rotolare, per un po’. Ma stavolta, me lo chiedo con un sorriso.
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mercoledì, 18 marzo 2009
Da un po’ di tempo ho fatto mia una citazione – fatta da Effe, parafrasando P.O. Enquist nel template di Herzog, che proprio ieri ha “festeggiato” il primo anno di chiusura – in cui si dice che “non avere buonsenso è un buon modo per non arrendersi”.
Forse perché, se ne avessi avuto di più, mi sarei effettivamente arresa, smettendo di nuotare controcorrente come mi sembra di aver fatto nell’ultimo anno.
Ancora non so se ho avuto ragione o meno, la risposta tarda ad arrivare – come la primavera, direi, se non fosse che negli ultimi giorni l’inverno sembra avere ceduto le armi – e speriamo non si trasformi in un pesce d’aprile (fosse divertente, pure pure).
Mi rendo conto che questo blog è sempre più diventato un blog “ammatula” (dove la categoria dell’inutile – ammatula, appunto: una gustosa etimologia dell’espressione si trovava nel blog dell’acido signore, peccato egli ne abbia cancellato i contenuti – ha praticamente eclissato le altre) ma per ora, per dirla con Hobbs nei commenti a “Toppe”, la mia coscienza è un campo minato e questo è un modo, forse, di far brillare qualche mina.
 
Prima o poi, arriveranno altre parole ed altre storie, perché alla fine, le parole tornano sempre. E insieme a loro, un pizzico di buonsenso. Se sarà o meno una resa, si vedrà.
 
Intanto, un segno: questa “copertina” che in realtà è un gioco.
 
 CZM-modicum
 
 
 
La copertina "random" è stata ottenuta seguendo le istruzioni lette sul blog della sorellona:
 
Crea il tuo "disco random"
1 - Vai su Wikipedia e clicca “una voce a caso”
oppure
http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:PaginaCasuale
Il primo nome che esce sarà il nome della band

2 - Vai a "Random quotations"
oppure clicca
http://www.quotationspage.com/random.php3
Le ultime 4 o 5 parole dell'ultima citazione saranno il titolo dell'album

3 - Vai su Flick'r “explore the last seven days”
oppure clicca
http://www.flickr.com/explore/interesting/7days
Terza foto, non importa quale sia, quella è la copertina dell'album

4 - Monta tutto insieme e salva l'immagine quadrata come un vecchio vinile

5 - La prima lettera del tuo nome: usa il primo font sul tuo computer che inizia con la stessa lettera (Col font si può fare anche di testa propria!)
 
 
 
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venerdì, 13 marzo 2009
La pioggia ha lasciato il posto al sole, da qualche giorno.
Le strade si sono asciugate, e i buchi – alcuni, almeno - sono stati rattoppati.
Se non fosse per il colore scuro dell’asfalto, in certi punti sembrerebbe di camminare sulla casacca d’Arlecchino. Sulle due ruote la sensazione, invece, è di muoversi sulle montagne russe: ci sono posti, infatti, dove le toppe si aggiungono ad altre toppe per diventare, con le prossime piogge, piccoli laghi che nascondono insidie.
 
Accade così con le cose fatte di fretta, i buchi riempiti per l’urgenza senza curarsi di cosa c’è sotto.
 
Accade così anche per noi, quando seppelliamo un torto, un dissapore, un dolore e lo copriamo per non vederlo. Ma dentro di noi rimane un tarlo. E i tarli, si sa, non ci si può limitare a ignorarli, debbono essere affrontati con decisione prima che sia troppo tardi.
 
Perché, come scrive Flounder:
 
Non c’è dolore senza racconto e non c’è tregua che possa nascere dal mancato racconto del dolore.
Perché il dolore non detto si cristallizza in urlo, diventa piaga. Nel tempo ci torce, ci infeltrisce.
Nel tempo ci cancella.
 
 
Come una ferita nascosta, che deve essere curata e pulita prima di essere bendata, perché la nuova pelle non copra infezioni nascoste.
 
E la toppa non diventi peggiore del buco che prova a riparare.
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giovedì, 05 marzo 2009
Scroscia, violenta e improvvisa, tracciando solchi e ferite sull’asfalto già fragile di un inverno bagnato.
Si placa poi di botto, lasciando intravedere, a volte, uno spicchio d’azzurro.
Ma è un inganno, gridato nella voce di un gabbiano che si alza in volo, e dura poco.
Si rincorrono i richiami di questi uccelli ormai cittadini, che fanno nido sui tetti e si nutrono di rifiuti – o di piccioni, talvolta (ne ho visti due, una volta, contendersi la carcassa di un piccione morto, incuranti del traffico che gli passava accanto. O forse l’ho solo immaginato).
Spesso al primo grido fa eco quello di altri gabbiani. Chissà cosa si dicono, se sono sfide o richiami, o forse entrambi.
In questo cortile sono pochi, oltre i loro, i suoni che rompono il silenzio: la voce del traffico non supera le mura spesse e la pompa di calore è solo un sussurro che, con un brivido, si interrompe e tace.
Le dita leggere sulla tastiera sono un suono smorzato e un tonfo, di tanto in tanto, saluta un nuovo utente alle macchinette del caffè, poco distanti.
 
Fuori, la pioggia riprende, ingannevole e quieta.
Sa già che, per quanto ti sforzi, non riuscirai ad evitarla.
 
(Ma avete visto quanto piove? Le strade di Roma sembrano un colabrodo, ogni pozzanghera nasconde un’insidia ed è impossibile evitarle tutte. Le strade cittadine sembrano percorsi di guerra – avete presente lo stalking? No, non le persecuzioni, ma quei percorsi ad ostacoli che si vedono nei film dei marines. Certo, c’è anche l’aspetto poetico – ad esempio, questo  – ma è tutta un’altra storia)
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lunedì, 23 febbraio 2009
Da un po’ di tempo – diciamo da fine novembre, da quando in ufficio mi hanno sostituito il pc – sono cambiati anche i filtri aziendali per la navigazione su internet. Prima il sistema si occupava soltanto di sapere che fossi io – tramite l’autenticazione con userid e password – ad effettuare l’accesso ad internet, all’apparenza senza limitare la navigazione in alcun modo (probabilmente c’erano anche allora dei siti “proibiti”, ma non mi ci sono mai imbattuta).
La nuova politica aziendale è invece molto più restrittiva. Proibiti l’accesso alle mail private, la visione di filmati, l’ascolto di mp3 e tutto ciò che potrebbe potenzialmente distrarre dal lavoro.
Fin qui, nulla di strano (anche se “troppo lavoro e niente distrazioni”, alla lunga, potrebbero farci diventare come Jack Nicholson in Shining).
In fondo, siamo pagati per lavorare.
Però internet fa anche parte del mio lavoro: leggere ciò che hanno scritto altri, seguire ciò che succede altrove sono essenziali e “tagliare” certi collegamenti mi fa sentire un po’ fuori dal mondo.
Ma ciò che mi rende perplessa è l’andamento ondivago di certi filtri qualificati come “Adult”.
Lo vedo già, il sorrisetto: ma sto parlando di blog, non di siti con contenuti “vietati ai minori”.
E’ pur vero (ad esempio) che Sir Squonk, nella preistoria del blog, citava spesso il blog di una pornoattrice di Las Vegas (peraltro scritto bene e davvero interessante) consigliandone la lettura, ma credo che se ne sia dimenticato pure lui, mentre dubito che i filtri vadano a frugare negli archivi.
Invece non riesco (altro esempio) a capire quale sia il contenuto “per adulti” del blog di Varasca, a meno che i dubbi su Peo/Pea… ma il sesso delle tartarughe è davvero proibito?
Immagino che anche il filtro sia perplesso, perché, ad esempio, fino a venerdì “things written” era irraggiungibile e “blogsquonk” disponibile; oggi, esattamente l’opposto.
Evvabbè.
Potrei continuare con altri esempi (uno per tutti: ci sono stati periodi in cui potevo scrivere nuovi post sul blog ma non editare quelli già scritti, per lo stesso motivo), ma non credo che possa interessare.
 
Ciò che mi fa pensare è questa “alternanza” dei filtri, come se ciò che fino a ieri era importante nascondere oggi diventi irrilevante, e viceversa.
Come se nella comunicazione esistano degli accenti da mettere o levare a seconda del momento.
E in effetti ci sono: basti pensare alle improvvise esplosioni di notizie che si accumulano una sull’altra, scalini su cui poi si costruiscono delle “esigenze” – le violenze e le ronde, per dirne una (e devo ancora capire perché queste ronde mi debbano dare sicurezza, mentre ogni volta che ne sento parlare mi viene un nodo alla bocca dello stomaco).
 
Chissà se c’è qualcuno che questi filtri se li cuce addosso: se è capace di chiudere in un cassetto emozioni e sensazioni provate fino a poco tempo prima, solo perché non sono più funzionali – e non parlo del naturale filtro del tempo, che alla fine ha ragione di (quasi) tutto.
 
Chissà se esiste un interruttore anche per l’anima.
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martedì, 17 febbraio 2009

Giorni fa si parlava, con un amico, di scrittura manuale.

In un mondo dove la comunicazione è sempre più legata all'elettronica (mail, sms, messaggi in segreteria per i più ostinati), cos'è che si scrive ancora a mano?

Forse, gli appunti.
E specialmente gli appunti di viaggio. Ci sono ancora persone che portano con sé, ovunque vadano, dei taccuini su cui annotare pensieri, frasi, immagini che li hanno particolarmente colpiti.

A volte, i taccuini viaggiano da soli, raccogliendo impressioni, colori, parole - ma non solo - dalle persone che vanno a visitare.

E' il caso del "Quaderno Cartografico Viaggiante" (per gli amici, QCV), un progetto che Matteo/Maestro/Giocatore ci presentò così: "far viaggiare un quaderno al posto nostro. Ogni cartografo, o ogni amico dei "cartografi", che riceva il quaderno lo tiene con sé qualche giorno. Lo immerge nella sua aria, ci incolla sopra le sue parole, lo usa come diario (o come "Blog"...) ci disegna, scarabocchia, dipinge, lo fotografa, lo modifica. Poi lo spedisce ad un altro indirizzo. Si potrebbero addirittura seguire gli spostamenti postali del quaderno e, alla fine della sua lunga peregrinazione per tutta Italia - Europa -Mondo, le sue ricche pagine "istoriate" potrebbero essere passate allo scanner e ricondivise in rete."

Il viaggio del quaderno - che, controllando le date, iniziò giusto due anni fa, tra il 16 e il 17 febbraio 2006 - durò circa un anno e i suoi passaggi di mano in mano furono documentati da foto e post, sui singoli blog (anche qui a fianco si trova il tag) e sul blog dei cartografi (qcv, da sfogliare a ritroso).
Le sue tracce si persero nel febbraio 2007. Per fortuna, poco prima della sua sparizione, Eus si sobbarcò il compito di passarlo interamente allo scanner. Un anno dopo, Matteo/giocatore caricò l'intero set su Issuu, così da farcelo sfogliare ancora, almeno in modo virtuale.

Malgrado la sua sparizione non fosse prevista, il QCV ha portato a termine il suo viaggio dalla carta al pixel, dando la possibilità di essere sfogliato da tutti.

E, anche ad anni di distanza, sfogliarlo è sempre un'emozione.

 

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venerdì, 13 febbraio 2009

Oggi è la giornata del risparmio energetico, come ci ricordano anche i giornali. La campagna "M'illumino di meno", lanciata per il quinto anno consecutivo da caterpillar, mira a sensibilizzare le persone sul risparmio energetico.

Nel pomeriggio  di oggi sarà staccata per un'ora (18.00 - 19.00) l'illuminazione di alcuni monumenti (tra gli altri, a Roma il Colosseo, il Pantheon, Fontana di Trevi, Palazzo Chigi e pure il Cupolone di S. Pietro); l'invito "rivolto a tutti è quello di spegnere luci e dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18."

 Altre iniziative (per esempio, l'ecodieta sul sito di Enel) si spera continueranno ben oltre le 19.00 di oggi.

La mia "giornata del risparmio" è cominciata ieri e proseguirà nei prossimi giorni. Pochi gesti, niente di eclatante (minore utilizzo degli ascensori, attenzione alle luci di casa -quella sempre, ma in questi giorni forse di più). Però se ci proviamo tutti, a qualcosa potrebbe servire.

Io non credo troppo nei gesti che durano una giornata - o poche ore - e poi finiscono lì. Per esempio, la "giornata antifumo" in cui anche i fumatori si astengono, ma poi scattata la mezzanotte eccoli lì, come prima, più di prima.

Ma se si tratta di iniziare un percorso e portarlo avanti... perché no?

 

(immagino vi chiederete come mai questo post "informativo". In realtà è da un po' che penso a questa frase - M'illumino di meno - e mi chiedo se dal risparmio energetico non si possa passare anche al "risparmio emozionale". Ma intanto facciamo passare la giornata, poi casomai ci torno su)

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mercoledì, 04 febbraio 2009
Essere sempre d’umor nero è faticoso, e se c’è qualcosa su cui sono abbastanza coerente è la mia pigrizia.
Così è da un paio di giorni che, ogni tanto, mi sorprendo a cantare quella vecchia canzone di Sergio Endrigo (il cui testo è di Gianni Rodari, in verità): Ci vuole un fiore
 
Non so se lo ricordate, ma inizia con un breve parlato:
 
Le cose d’ogni giorno
Raccontano segreti
A chi le sa guardare
Ed ascoltare.
 
Io non lo so se so guardare ed ascoltare, però mi sforzo di prestare attenzione alle piccole cose: un raggio di sole che segna una pausa nelle giornate di pioggia, l’inattesa visita di un amico, una lunga passeggiata miracolosamente “asciutta” e una rosa rossa giunta per equivoco tra fiore e colore (le macchine “intelligenti” non lo sono poi tanto, dopotutto).
 
Sono piccole cose: forse non sono segreti, ma fanno sorridere.
E se “per fare tutto ci vuole un fiore”, per migliorare l’umore si inizia con un sorriso.
 
Poi, il resto verrà.
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lunedì, 26 gennaio 2009
…costruir su macerie, o mantenermi vivo.
 
Non lo dico io, lo dice – lo canta (certo, a suo modo) – Guccini ne “L’Avvelenata”. Lo riprende un commentatore lì da Donna Flounder, a proposito di … piattaforme, direi.
 
Guccini lo dice a proposito dello scrivere “frugando dentro alle nostre miserie”, quando è d’umor nero.
 
L’umor nero aiuta a scrivere, dunque? Non lo so; forse scrivere aiuta a fugare l’umor nero (così è ancor meno “una cosa seria”, direi). Il mio umore, al momento, è nero di seppia, eppure non riesco a scrivere più di tanto. Se invece fosse grigio antracite, magari scriverei.
 
Una volta scrissi del colore dei silenzi, anzi, delle loro sfumature. Ne vivo uno color canna di fucile, ad esempio, e un altro grigio fumo che nasconde il futuro.
Un’altra volta, nei commenti di un post di parole e silenzi e ruote,  con l’amichelata ® E.l.e.n.a. si parlava del colore di lettere e parole.
 
Queste mie, per ora, le trovo trasparenti, prive di colore e di sapore, eppure pesanti come catene che non riesco a sciogliere.
 
Non lo dico per piangermi addosso – di solito ho da far cose più serie, appunto – ma solo perché è una fase “un po’ così”, in cui i cambiamenti, purtroppo, non dipendono solo da me e in cui i silenzi sono più densi delle parole.
 
Passerà anche questa, e mi troverò a danzare la haka in mezzo a loro.
 
(Sì, lo so, è un post pieno di autocitazioni; ma in fondo è già stato tutto scritto, e tutto ritorna. O no?)
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martedì, 13 gennaio 2009

Qualcuno di voi ha capito perché il 2008 ha resistito fino all’ultimo secondo (anzi, con un secondo in più)?
Immagino sia qualcosa legato agli arrotondamenti (lo stesso meccanismo dell’anno bisestile, insomma) ma tutti i servizi che ho visto, pur annunciando ampie spiegazioni, si limitavano poi a fare un elenco di tutto ciò che si può fare in un secondo, da uno schiaffo a un bacio, passando per starnuti, brindisi e cose così.
Mi chiedevo come hanno fatto a ritarare gli orologi – quelli di precisione, intendo: li hanno fermati, li hanno riportati indietro?

Vabbè, in fondo non importa: in un secondo si possono fare tantissime cose o nessuna; e poi figuriamoci se ci ricordiamo cosa abbiamo fatto, in quel secondo lì (un secondo che “non esiste”, in fondo, ancor più che il 29 febbraio).

Con l’anno vecchio, però, non sono sparite le nuvole, che continuano a offuscare buona parte delle giornate: in compenso (come per molti) si sono presentati alcuni chili in più che ora tocca faticare per far sparire.

Le feste, invece, sono andate, e devo dire abbastanza bene. Regali graditi – compreso un nuovo cellulare che mi sta facendo impazzire perché ogni tanto lancia chiamate “involontarie” mentre sto cercando di fare qualcos’altro – e la compagnia della famiglia; forse poco tempo per gli amici, ma quelli non scappano, ce ne sarà ancora.

E l’inizio d’anno?

Un po’ in salita, veramente: in questi giorni, poi, tra raffreddore e mal di gola sembra che chi parla con me abbia la sensazione di parlare con qualche cantante di gospel (se poi la voce sembrasse quella di Barry White – chi ha mai visto Ally McBeal può capirlo – sarebbe pure divertente, ma così…).

Dato il clima attuale, quando giorni fa trovai la cartolina di una raccomandata al mio rientro a casa, immaginai subito che si trattasse della “solita” multa (ogni tanto arrivano pure loro) e ho rimandato il ritiro fino a sabato.

Figuratevi la sorpresa nel ricevere, al posto della busta verde, una grossa busta imbottita. Anche l’indirizzo del mittente (anzi, dellA mittente) è stato una sorpresa: letto quello, il contenuto della busta non era più un mistero.

Ma prima, un passo indietro: nel 2007, quando aprii il mio account Anobii, iniziai a caricare tutta la collezione di Urania Fantasy (76 numeri). Dopo aver finito, scoprii che, in realtà, la collana aveva pubblicato ancora due numeri, più alcuni speciali. Se non lo avevo scoperto prima è perché, dopo il numero 76 (Settembre ’94), da mensile era diventato semestrale – e senza alcun preavviso. Così, dopo due mesi a vuoto, avevo rinunciato a cercarlo in edicola. Peccato.

Qualche tempo dopo, Leonia – un’altra utente di Anobii, con cui ero entrata in contatto grazie alla collezione – mi scrisse dicendomi che era in possesso di due copie del n. 78 e che, se le davo il mio indirizzo, me ne avrebbe mandata una.

Così il libro fu spedito – era ottobre 2007 – ma non arrivò mai, con dispiacere di entrambe.

 

Il pacco dunque, conteneva il libro atteso.

 
Immagine di La saga del Vagabondo del re
 

Ma non lo stesso libro (e questa è una sorpresa nella sorpresa).

Perché, come mi ha scritto Leonia nella lettera (spero non le dispiacerà se la cito), “i libri vagabondi hanno la tendenza a smarrirsi dietro ai sogni che incontrano” e qualche volta “corrono il rischio di fare brutti incontri e non ritrovano più la strada di casa”, come è successo al libro che mi ha spedito a ottobre 2007.

Però Leonia ne ha rintracciata un’altra copia e me l’ha spedita di nuovo, “con la speranza” mi ha scritto “che giunga a rallegrarti e a farti tanti auguri di un mondo migliore, dove nessuno debba mai smarrirsi”.

Questa volta il Libro Vagabondo ha trovato la strada di casa (mia), compiendo fino in fondo la sua missione.

 

Il nuovo anno così, anche se ancora in salita, inizia con un sorriso.

 

E un grande, enorme Grazie.

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lunedì, 22 dicembre 2008

(ogni anno, con l'avvicinarsi delle feste, mi torna in mente il titolo di questo libro di Pasquale Festa Campanile, sceneggiato poi in un film per la regia di Comencini. Quest'anno ho deciso di usarlo)

 

Le ombre che hanno incupito la parte finale dell'anno non si sono ancora diradate, e il 2008 è riuscito nel suo intento di mostrarsi un "anno bisesto" secondo tradizione, e cioè "funesto".
Non per tutto, ovvio. D'altronde la perfezione (anche in senso negativo) non è di questo mondo, e perciò alcune cose belle (come la nascita del nipotino, a maggio, o gli incontri con dei nuovi amici) sono anch'esse da ricordare, ma se dovessi metterle sulla bilancia, temo che sarebbe l'altro piatto a pesare di più.

Quindi quest'anno niente bilanci, niente sguardi al passato, ma solo al futuro.

E' stato un anno difficile e lo è ancora; ma le difficoltà a volte rafforzano.

L'augurio è quindi di superarle, e costruire su di esse.

In questo il buon Brezsny è maestro, e per i Cancerini, ad esempio, il suo "consiglio" per il 2009 è il seguente:

Cancro (21 giugno - 22 luglio)

Nel musical di Broadway Passing strange, a un certo punto il narratore Stew dice: "Ti è mai capitato di svegliarti una mattina e di renderti conto che tutta la tua vita da adulto si basa su una decisione che hai preso quand'eri ancora adolescente?". Se è successo anche a te, Cancerino, il 2009 sarà l'anno giusto per cambiare le cose. Nei prossimi mesi potrai correggere gli errori di valutazione che hai commesso in passato. Potrai cominciare esaminando con attenzione un aspetto della tua vita che hai sempre pensato di dover accettare così com'è. Potresti scoprire che, in un certo senso, hai il potere di cambiare il passato e riconfigurare i tuoi ricordi.

Il che è una bella sfida; ma devo tornare proprio all'adolescenza, per cambiare? Avrei due/tre cosette dell'ultimo anno da correggere, per esempio.

Comunque, gli amichelati (il copyright sarebbe di Varasca) sono avvertiti. Anche gli altri, però, non sembrano cavarsela male, nelle previsioni. Nella realtà, magari, sarà tutta un'altra storia; lo sapremo solo dopo.

Se dovessi fare un dono simbolico, non saprei cosa scegliere: forse però questa "bella scatola bianca quadrata piena di buchi e con i bordi frastagliati, dove l'interno è esploso all'esterno" (il "regalo" di Brezsny ai Gemelli) potrebbe andare. Qualcosa contro gli schemi, che aiuti l'immaginazione e ribalti anche le cose cattive. Non sarebbe male, no?

Gli auguri posso certamente farli, e infatti eccoli qui, grazie a Blog&Nuvole (una delle altre cose belle del 2008) che ha segnalato il sito.

E ora non mi resta che controllare se ho chiuso gas e acqua, serrare le finestre e augurarvi ancora...

Buon Natale,

Buon Anno

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giovedì, 11 dicembre 2008
Tra i riti del Natale in quest'angolo di blogosfera, il Post sotto l'Albero occupa un posto d'onore.

Per chi non lo sa (ma c'è ancora chi non lo sa?) il Post sotto l'Albero (PslA per gli amici) è una raccolta di post, foto, racconti fatta da blogger. Come scrive Sir Squonk, che da ben sei anni si ostina a portarla avanti, il PslA è nato nel 2003, quando ad avere un blog eravamo in cento, e continua ancora oggi che il blog è demodé, accerchiato e forse sorpassato da ogni sorta di altro strumento, Flickr e Facebook, Twitter e Friendfeed. A pensarci bene, sei anni sono una specie di eternità.

"Come l'influenza, ma senza vaccino" (le parole non sono mie, ma sempre di Sir Squonk ), il primo invito arriva con le foglie d'autunno - anzi, per dirla sempre con il Sir, quando in Sicilia si fa ancora il bagno in mare - e i successivi solleciti sono una chicca da conservare.

Mi chiedo, ogni anno, come mai l'invito arrivi ancora anche a me; la risposta è forse nella pigrizia che ci prende tutti quando dobbiamo mettere mano a una mailing list (e qui ci vorrebbe una faccina, ma per affetto nei confronti di Sir Squonk la tralascio).

Lo dico perché da qualche anno non riesco più a scrivere qualcosa di nuovo, ma solo ad infiocchettare racconti già presenti sul trispito.

Quest'anno la mancanza di tempo e di idee sembra diventata cronica, tanto che anche per questo post sto riciclando le parole del Sir.
Ma in fondo, Natale è un giorno, no? E il fabbricante di giorni, qui sotto, ha costruito anche quello.

Tra i propositi dell'Anno Nuovo, un fiocco (post) rosso nuovo di zecca per il prossimo Post sotto l'Albero (se ci sarà).

Intanto, godetevi questo (e tra gli altri, un inedito racconto di Herr Effe che rappresenta un regalo nel regalo).



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